Storia di Catania

4. Normanni e Svevi (1071 - 1266 d.C.)

La Sicilia, e in particolare Catania, appetita da molti per l'importanza commerciale, militare e strategica del suo porto, restò a lungo soggetta a invasioni. Nel 1071 le truppe di Roberto il Guiscardo, dopo quattro giorni di assedio per terra e per mare, cacciarono i Saraceni, non senza patteggiare, sembra, con l'emiro di Siracusa, Ibn al-Werd. Iniziò così la dominazione Normanna [2],[4]. 

I normanni dominarono l'isola con il Gran Conte Ruggero, ma dovettero riconquistare la città nel 1081, dopo una nuova parentesi di dominio dell'emiro. I nuovi signori dubitavano della fedeltà delle popolazioni siciliane, che per lingua e cultura oscillavano tra la greco-bizantina e la saracena. Per di più a Catania la loro diffidenza era rafforzata dalla presenza di una consistente comunità ebraica. Né maggiore fiducia ispirava la gerarchia della Chiesa, nella misura in cui questa poteva essere sopravvissuta alla dominazione araba.

Come per altre parti della Sicilia, Ruggero preferì dunque creare una struttura civile ed ecclesiastica integralmente nuova, affidando ai monaci benedettini la direzione dell'evangelizzazione religiosa e della riorganizzazione civile. Catania perse così la sua libertà e venne infeudata al fidato Ansgerio, già abate di S. Eufemia. Questi venne anche nominato abate dell'Abazia benedettina di S. Agata, e vescovo di una diocesi molto larga (da Mascali a Enna e Piazza Armerina). Questa configurazione del potere, con la riunione delle tre cariche - tutte sostenute da pingui rendite - sarà a lungo un elemento determinante nella storia della città. Contemporaneamente, dopo il 1078, si iniziò a costruire la Cattedrale dedicata a S.Agata, nello stile di una chiesa-fortezza, dotata di mura poderose e di torri, vicina alla costa in modo da controllare il porto [2]. Proprio intorno alla Cattedrale si costruì, nel volgere di pochi anni, un nuovo centro urbano, che dalla zona collinare arrivò fino al litorale. Sorse allora la tipica città medioevale, la Cìvita, oggi quartiere "storico" di Catania, caratterizzato dalle case basse degli artigiani, dalle mura che lambiscono il mare, dalle viuzze strette e tortuose e le asfittiche e microscopiche piazze dominate dal campanile merlato della cattedrale-fortezza, che fungeva da torre d'avviso[1].

Catania rimarrà una città feudale per quasi centocinquanta anni: il tempo di sviluppare un ceto urbano, mercantile e produttivo relativamente autonomo. Questo processo non dovette essere facile, anche la città fu distrutta dal terribile terremoto che il 4 febbraio 1169 infuriò su gran parte della Sicilia orientale.  Per questa occasione si fa la cifra, esagerata, di diecimila morti, tra i quali lo stesso vescovo Giovanni Aiello, perito con gran moltitudine di persone tra le rovine della Cattedrale ove cantavano i Vespri, alla vigilia della Santa patrona S.Agata.

Catania doveva aver raggiunto comunque un buon grado di vitalità, perché appena trent'anni dopo il terremoto, in pieno fervore di ricostruzione, si trovò a parteggiare per gli ultimi eredi degli Altavilla e ribelle contro Enrico VI, il figlio del Barbarossa, imperatore di Germania e re di Sicilia. La punizione ad opera del furor theutonicus imperiale fu terribile e le cronache del tempo parlano di una nuova "distruzione" della città. La città vene messa a sacco e la Cattedrale data alle fiamme, con la probabile perdita dell'archivio capitolare e di parte del tesoro (1197). La dominazione sveva proseguì nell 1198 con Federico II di Svevia, che subì a sua volta la ribellione di Catania che insorse nel 1232, subendo un secondo, devastante saccheggio. A guardia della città e a perenne minaccia verso i ribelli, Federico fece iniziare la costruzione del Castello Ursino (completato nel 1239, lo stesso anno in cui l'elefante di pietra diventò emblema della città in sostituzione di S.Giorgio), potente pedina in un sistema di fortificazioni che da Messina a Enna a Siracusa serviva a tenere la Sicilia orientale.

Sotto Federico II, la città si liberò dalla giurisdizione feudale del vescovo-abate, divenendo città regia (demaniale). Nel 1240, insieme con Castrogiovanni e Piazza Armerina, altri centri importanti della diocesi vescovile, venne riconosciuta come Comune e invitata ad eleggere rappresentanti al Parlamento [4]. Nel 1258, Manfredi, principe di Taranto, figlio di Federico II, venne eletto re di Sicilia e sostenuto da Catania nella guerra contro gli Angioini, così come il suo successore Corradino di Svevia (1266), ultimo rampollo della casa sveva, vinto e fatto decapitare nel 1268 da Carlo d'Angiò, per la definitiva vittoria degli Angioini sugli svevi [9].

 

 <<  | [indice] | >>