Storia di Catania
11.2
La Cattedrale
La Cattedrale di
Catania, dedicata a S. Agata, fu costruita dai Normanni tra il 1070 e il 1094 [8],
sui ruderi romani delle Terme Achillee, come "ecclesia munita", cioè
come "Cattedrale fortezza" [1]. In essa si possono riconoscere tre
parti: quella originale, "normanna", nelle absidi e nelle due cappelle
laterali; quella "sveva" nelle basi di alcune colonne oggi incorporate nella
facciata; e infine quella "barocca", costituita dalle tre navate di
Girolamo Palazzotto e della facciata di G. B. Vaccarini, del 1734.
Nel XIV
secolo sul fianco sinistro del Duomo fu fatto costruire, dal vescovo Simone del
Pozzo, un grandioso campanile, alto 70 metri, distrutto dal terremoto del 1693,
dal quale rimasero intatti solo il transetto con le tre absidi e le cappelle
laterali con la sacrestia. Il Senato cittadino, per la ricostruzione,
decise di rispettare la stessa collocazione del Duomo Normanno, così G.
Palazzolo nel 1709 iniziò ad elevare la chiesa sfruttando le preesistenze
architettoniche dell'originario impianto basilicale a tre navate. Tra il 1733 e
il 1761 furono eseguiti lavori di restauro ad opera di G.B. Vaccarini, che ne
realizzò il prospetto principale, oltre alla sistemazione della statua
dell'Elefante, che si trova in piazza Duomo (1735-1736). Egli utilizzò molti
materiali preziosi provenienti dai monumenti antichi di Catania. Nel 1733
cominciarono i lavori portati a termine nel 1757. Nel 1780, venne iniziata, ad
opera dell'architetto Battaglia, la cupola completata nel 1805, mentre il
campanile e il cupolino furono costruiti nel 1869 su progetto dell'architetto
Carmelo Sciuto Patti.
La facciata, realizzata dal Vaccarini,
presenta tre ordini, quello composito, quello corinzio e quello attico, e con il
suo movimento di ombre e di luci e le sue linee spezzate, segue l'andamento
tipico del barocco. Sui portali laterali sono le iscrizioni agatine: MSSHDEPL
("Mens Sanctra Spontaneus Honor Dei Et Patriae Liberatio",
ovvero: "mente sana e casta per l'onore di Dio e per la libertà della
patria", [6])
e NOPAQUIE ("Noli Offendere Patriam Agathae Quia Utrix Iniuriarium
Est", cioè: "non offendere la patria di S.Agata perché essa è
vendicatrice delle offese" [1]). All'interno tra un pilastro e l'altro si possono vedere
alcune strutture dell'antico tempio portate alla luce durante i restauri
eseguiti nel 1952. La chiesa presenta una pianta a croce latina a tre
navate la maggiore delle quali è separata dalle minori da una serie di colonne,
sette per ogni lato, rivestite da lesene in pietra calcarea. La zona absidale,
oggi inglobata nel cortile dell'Arcivescovado, si trova sul lato est. Nell'abside
maggiore, sopraelevato rispetto all'aula, si trova l'altare
maggiore, in quella di sinistra vi è la cappella del SS.
Sacramento, mentre
quella di destra è adibita a cappella di
S.Agata, che contiene il sepolcro del
viceré D'Acuna. All'interno di una piccola camera sono poste le reliquie
della Santa patrona di Catania. Il transetto ospita a destra la cappella della
"Madonna"(originariamente dedicata a S.Giorgio) e a sinistra quella del "Crocifisso". All'incontro
del transetto con la navata centrale si erge la cupola a base circolare
realizzata all'esterno con pietra calcarea di Siracusa e all'interno con mattoni
intonacati e decorazioni in stucco. All'interno si trovano oltre alla preziosa cappella di S.
Agata, i sepolcri dei re aragonesi, la tomba del musicista catanese Vincenzo
Bellini (1801-1835), e quella del Cardinale Dusmet, l'affresco de Il Battesimo
di Cristo, una tela con la Madonna delle Grazie, S. Gaetano e S. Filippo Neri di
G. Tuccari (1667-1743); una tela con S. Febronia, una con S. Rosalia, una con S.
Antonio di Padova, e una con S. Antonio Abbate del Borremas (1735-40); una Sacra
Famiglia del pittore catanese del Seicento P. Abbadessa; una tela con la Madonna
Corredentrice dell'artista catanese E. di Giovanni
(1887-1979);una tela con S. Giorgio del 1624 del Catanese G. La Manna; S.
Francesco di Paola del catanese G. Guarnaccia Artista settecentesco). Nel quinto
altare (navata sinistra) si trova la tela, datata 1605, del Martirio di S. Agata opera del grande
artista toscano F. Paladini, che ha lasciato numerosi capolavori in Sicilia. In
essa l'artista concepisce un vasto scenario che funge da fondale alla scena del
martirio in primo piano e una quinta digradante di architetture costituita da un
loggiato e da una balconata, i cui motivi decorativi riprendono la tradizione
fiorentina.
Nella sagrestia, su tre lati è un armadio ligneo del 700: la porta lignea, del sec. XV, della nicchia dove fino al 1719 si ponevano le reliquie di S. Agata. Su una parete, il drammatico affresco dell’acese Giacinto Patania (1679) che rappresenta l’eruzione etnea del 1669 che ha già circondato il Castello Ursino e si riversa in mare. Nei magazzini del Duomo si conserva il fercolo di S. Agata, iniziato dal catanese Antonio Archifel a metà del sec. XVI, e terminato da Paolo d’Aversa nel 1638. L'organo, posto sopra la porta d'ingresso, è di 4000 canne, e vi fu sistemato nel 1926, anno dell'8o centenario della traslazione di S.Agata, per cui Papa XI donò l'altare che fu sistemato nella cappella della Santa [1].